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    Le capacità condizionali e coordinative: cosa sono e perché dobbiamo conoscerle ed allenarle?

    27 Agosto 2018

27 Agosto 2018

Le capacità condizionali e coordinative: cosa sono e perché dobbiamo conoscerle ed allenarle?

La conoscenza dei concetti di capacità motorie coordinative e condizionali, è la base per la costruzione di una conoscenza completa nelle Scienze Motorie. Scopriamo insieme di cosa stiamo parlando!

Ognuno di noi, sin da bambino, sviluppa naturalmente la capacità di svolgere dei movimenti più o meno complessi. Tale sviluppo è fortemente influenzato dalla quantità di movimento ( = quantità di stimoli ricevuti e analizzati) che si ha la possibilità di svolgere, tanto in età infantile (con lo scopo di apprendere), quanto in età adulta (al fine di mantenere). Tutti questi movimenti creano dei veri e propri percorsi nel Sistema Nervoso, i quali tendono con il tempo a stabilizzarsi: i percorsi così generati ed i movimenti che ne conseguono sono definiti schemi motori. Tra gli schemi motori individuiamo quelli considerati di base, propri di chiunque abbia avuto uno sviluppo normale: camminare, correre, saltare, afferrare, lanciare, calciare, rotolare, ma anche schemi statici quali piegare, flettere, ruotare, circondurre e molti altri.
Immaginando (o provando, approfittiamone per fare già un po’ di attività!) di eseguire una qualsiasi delle suddette azioni, è facile notare quanto sia possibile modularne la velocità, la forza, la ripetizione nel tempo. Ecco quindi che introduciamo gli oggetti dell’articolo: le capacità motorie.

Esse sono le capacità di modulazione del gesto/movimento effettuato. In letteratura (Gundlach, 1967) vengono suddivide in capacità condizionali e capacità coordinative.

Facciamo un esempio pratico: avete in mano una pallina da tennis e volete lanciarla ad un amico davanti a voi. Se il vostro amico è a 2m, 20m o 50m da voi, è evidente che dovrete modulare la forza e la velocità del lancio. Se invece voleste lanciarne 100? Interverrà allora la vostra capacità di ripetere sempre lo stesso gesto.
Ma proviamo ad inserire una piccola variante: state lanciando la pallina da tennis al vostro amico, cercando di rimanere in piedi su una slackline. In tal caso si aggiungerebbe una difficoltà: il mantenimento dell’equilibrio. Supponiamo che siate bravissimi: per rendere le cose più divertenti, cominciate a lanciare, in piedi sulla slackline, con gli occhi chiusi. Le cose si fanno difficili. Questo perché il vostro Sistema Nervoso deve gestire un movimento preciso, ovvero il lancio, il mantenimento dell’equilibrio su una superficie instabile, senza sapere come sia messo il vostro corpo poiché avete gli occhi chiusi!

Questo esempio un po’ estremo mi serviva per introdurre già alcune di queste capacità. Avrete fatto caso a qualche parola chiave: forza, velocità, ripetizione – e quindi resistenza. Queste tre sono le capacità condizionali: ci danno la possibilità di modulare il movimento in base alla necessità e alle informazioni che riceviamo dall’ambiente. Dipendono sì dal Sistema Nervoso, ma anche e sopratutto dai processi metabolici responsabili della produzione di energia che sfrutta il nostro corpo (i sistemi bioenergetici).

Il discorso si complica un po’ quando ci addentriamo alla scoperta delle capacità coordinative. Sono capacità totalmente dipendenti dalla maturazione del Sistema Nervoso e sono responsabili dell’organizzazione, del controllo e della regolazione del movimento. In letteratura, è possibile trovare molte diverse classificazioni delle capacità coordinative; noi abbiamo scelto la quella data da F. Casolo nel volume “Lineamenti di teoria e metodologia del movimento umano” (ed. Vita e Pensiero, 2002):

  1. Capacità di accoppiamento e combinazione del movimento;
  2. Capacità di differenziazione cinestetica;
  3. Capacità di equilibrio;
  4. Capacità di orientamento;
  5. Capacità di ritmo;
  6. Capacità di reazione;
  7. Capacità di trasformazione del movimento.

Alcune di queste hanno nomi un po’ da “ma che sta dicendo?”. Concentriamoci quindi su quelle più chiare, dalla 3 alla 6. Riprendiamone allora dall’esempio della pallina tre: l’equilibrio, l’orientamento, il ritmo. Risulta ora più chiara la definizione data qualche riga sopra: queste capacità ci permettono di gestire il movimento che abbiamo deciso di eseguire adattandolo a ciò che succede attorno a noi – la slackline, gli occhi chiusi.

Sì, ok la pappardella, ma perché allenarle? Perché sono la base della “piramide del movimento”. Non stiamo parlando di imparare movimenti difficilissimi per eseguire prestazioni fisiche incredibili. Stiamo parlando del saper correre sufficientemente veloce o per sufficiente tempo per prendere il pullman, del non perdere l’equilibrio se mettiamo un piede sul bordo del marciapiede, dell’avere abbastanza forza da spingere un portone o portare le borse della spesa per 20m perché ci hanno “rubato” il posto auto sotto casa.
L’obiettivo non è diventare super atleti (almeno non all’inizio!) ma essere “fit” il giusto per stare bene.

MOVE BETTER LIVE BETTER.

Lorenzo Rosa-Brusin
Laureando in Scienze Motorie, Trainer Laces.

Bibliografia:
F. Casolo, “Lineamenti di teoria e metodologia del movimento umano” (ed. Vita e Pensiero, 2002)